6 Marzo 2026

Children Press Office

Ricordando Neema: quando la fragilità dei contesti rende tutto più difficile

Con grande dolore condividiamo la notizia della scomparsa di Neema, una ragazza di quindici anni che faceva parte del programma di sostegno a distanza di Children of Africa.

Neema frequentava la sesta classe alla scuola Mountain of Hope. Negli ultimi mesi aveva affrontato con impegno l’anno scolastico: dopo due trimestri di risultati sufficienti, aveva concluso il terzo con un buon esito nell’esame nazionale, superando le aspettative.

 

 

La nostra assistente sociale era andata a farle visita a scuola appena un paio di settimane prima della sua morte. Sapevamo che Neema aveva un problema di salute, ma risultava sotto controllo presso la struttura medica locale, seguiva la cura prescritta e continuava a partecipare normalmente alle attività scolastiche.

La diagnosi successiva è stata polmonite, una malattia che, se trattata correttamente, raramente ha esiti così gravi. Tutto lascia pensare che le cure non siano state seguite con regolarità e che le condizioni di salute si siano aggravate molto rapidamente.

La vicenda è resa ancora più dolorosa dalla situazione familiare particolarmente complessa che Neema stava vivendo negli ultimi mesi. La madre, già in condizioni di salute fragili, era stata costretta a trasferirsi lontano dalla terra in cui viveva a causa di conflitti familiari. Quando la ragazza ha iniziato a stare molto male, la madre è stata avvisata ma Neema non ha ricevuto cure mediche tempestive e purtroppo la situazione è precipitata.

 

«Neema era una ragazza timida ma molto gentile», ricorda la direttrice di Children of Africa, Carolina Bernasconi. «Quando si sentiva a suo agio sapeva essere allegra e partecipativa. A scuola era benvoluta e collaborativa con i compagni, e gli insegnanti la descrivevano come una presenza positiva nel gruppo».

La sua storia ci ricorda quanto possa essere fragile la linea che separa la salute dalla malattia in contesti dove l’accesso alle cure, le informazioni sanitarie e la stabilità familiare non sono sempre garantiti. Anche in un paese come il Kenya, che negli ultimi anni ha conosciuto importanti progressi, può ancora accadere che una malattia curabile diventi fatale.

«Il nostro lavoro nasce proprio da questa consapevolezza», continua la direttrice Bernasconi. «Sostenere un bambino non significa solo pagare la scuola: vuol dire costruire attorno a lui una rete fatta di insegnanti, operatori sociali, famiglie e comunità. Una rete che possa prevenire situazioni di rischio e accompagnare i ragazzi nella crescita. Non sempre riusciamo a evitare che accadano tragedie come questa, ma ogni giorno lavoriamo perché siano sempre più rare».

La perdita di Neema è un dolore per la sua famiglia, per le compagne di scuola e per tutto lo staff che l’ha conosciuta. Ma è anche un richiamo alla responsabilità che accompagna il nostro lavoro: continuare a rafforzare il dialogo con le famiglie, l’educazione sanitaria e la presenza nelle comunità.

Perché dietro ogni storia come quella di Neema c’è anche la possibilità di cambiare il futuro di altri bambini.